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Fiera internazionale – Monumento Salzburg

MONUMENTO Salzburg è una fiera internazionale dei beni culturali e della conservazione dei monumenti che ha avuto luogo presso il Messezentrum a Salisburgo (A) dal 5 al 7 marzo 2020. La manifestazione rappresenta una piattaforma internazionale che ogni due anni si attiva per il patrimonio culturale, la tutela dei monumenti, il restauro, la conservazione, la ristrutturazione di edifici antichi e le attività artigianali; i tre giorni della fiera 2020 sono stati incentrati sui temi del restauro, delle attività artigianali e della ristrutturazione di edifici antichi con tavole rotonde e conferenze su numerosi argomenti attinenti al restauro e alla conservazione, oltre a numerosi stand che hanno proposto materiale illustrativo sugli stessi argomenti.
La Soprintendenza ed il Consorzio per la salvaguardia dei Castelli storici del Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con il Segretariato regionale del MiBACT per il Friuli Venezia Giulia, riprendendo una collaborazione già avviata in occasione di MONUMENTO 2018, hanno preso parte all’edizione del 2020 proponendo all’interno dello stand diversi pannelli, dedicati alla molteplice attività della Soprintendenza nel campo della tutela dei beni culturali della regione e all’attività territoriale del Consorzio.

La Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia ha proposto al pubblico nove importanti cantieri, prevalentemente finanziati dal MiBACT, per alcuni dei quali il Segretariato regionale ha svolto funzioni di stazione appaltante. Si tratta di interventi esemplari sotto il profilo esecutivo e afferenti a beni simbolo del patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia. Il focus ha infatti riguardato mosaici e affreschi di età teodoriana e post-teodoriana (IV sec. D.C.) della Cripta degli scavi della Basilica di Aquileia; il tratto della Val Rosandra dell’acquedotto romano di Trieste di epoca alto-imperiale (I sec. D.C.) in San Dorligo della Valle / Dolina (TS); il restauro conservativo della copertura e delle facciate di Casa Bertoli di Aquileia, che serba importanti affreschi del XIV e XV secolo; il ciclo di dipinti murali della cappella feriale della chiesa di San Martino di Bertiolo, datati 1535 ed emersi dallo scialbo grazie a un contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, attualmente in fase di studio; i preziosi stalli intagliati e policromi, attribuiti a maestranze veneziane attive nell’ultimo quarto del XIV secolo, realizzati per il Tempietto Longobardo di Cividale del Friuli, integralmente recuperati grazie a un importante contributo ministeriale e al sostegno del Comune di Cividale e della Fondazione Friuli; il ciclo di affreschi di Gianfrancesco da Tolmezzo dell’abside della chiesa di San Floriano di Cella di Forni di Sopra, datati VII aprilis 1500; la facciata lapidea del Duomo di Gemona del Friuli, fabbricata tra il XII e XV secolo, le cui sculture hanno rivelato ampi brani di policromia; le mura urbiche di Palmanova, città UNESCO. Un approfondimento specifico è stato dedicato all’attività del laboratorio di restauro della Soprintendenza, con le numerose opere che in esso si stanno restaurando, attivo dal 1983 e punto di incontro e di scambio per tutti i restauratori della regione.

Aquileia (UD) – Cripta degli Scavi Mosaici e affreschi. Età teodoriana e post-teodoriana (IV sec. d.C.)

La Basilica di S. Maria Assunta ad Aquileia rappresenta, assieme alle aree archeologiche della città romana, uno dei poli alla base del riconoscimento di Aquileia quale sito Patrimonio dell‘Umanità UNESCO nel 1998. L’edificio attuale (XI-XIV secolo) è l’esito della successione di diverse fasi, a partire dall‘impianto originario ad opera del vescovo Teodoro in età costantiniana (inizio IV secolo d.C.), articolato in due aule parallele, interamente mosaicate e raccordate da un terzo vano: la basilica si sovrappone all’aula meridionale, il cui pavimento fu riportato in vista a inizio ‘900. L’aula settentrionale è oggi in gran parte visibile nella “Cripta degli Scavi”, esito di più interventi di scavo e valorizzazione, gli ultimi per il Giubileo del 2000 e quindi fra 2016 e 2017 a cura della Fondazione SO.CO.BA. In questa occasione la Soprintendenza ha previsto nuove indagini, svolte in diverse riprese e che saranno completate nei prossimi mesi. Per restituire una visione per quanto possibile unitaria dell’area nella sua più antica fase teodoriana, nel settore nord-ovest sono stati asportati alcuni “testimoni stratigrafici” su cui poggiavano lacerti di pavimentazioni della c.d. basilica post-teodoriana; si sono in tal modo rimessi in luce nuovi tratti del mosaico e la coeva decorazione pittorica sulle pareti, con imitazione di sistemi marmorei: già nota nel resto del vano, alla metà del secolo scorso era stata distaccata in pannelli, recentemente ricollocati. Da segnalare il recupero, nei livelli di distruzione, di ulteriori frammenti pittorici, in buona parte ricomponibili, fra cui alcuni riconducibili al soffitto crollato della stessa aula teodoriana. Parimenti nel settore sud-orientale si è proceduto con l’indagine fino al livello teodoriano, eseguendo lo svuotamento di riempimenti successivi e individuando una serie di vani intermedi, con semplici pavimentazioni a mosaico monocromo e cubetti in cotto, di cui è in via di ultimazione lo scavo.

San Dorligo della Valle / Dolina (TS) – Acquedotto romano della Valrosandra Acquedotto romano – epoca alto-imperiale (I sec. d.C.)

San Dorligo della Valle / Dolina (TS) – Acquedotto romano della Valrosandra

L‘acquedotto principale della città di Tergeste / Trieste, costruito agli inizi del I secolo d.C. e rimasto in uso fino ad epoca tardo-antica, portava alla città con un percorso di 17 km le acque della Fons Oppia / torrente Rosandra, nell‘attuale Comune di San Dorligo della Valle – Dolina, dove ne restano importanti tracce, in un contesto a forte valenza naturalistica (ZSC e ZPS) e paesaggistica. Alcuni tratti, in parte incassati nella roccia ed in parte costruiti, furono rimessi in luce, svuotati e restaurati fra gli anni ’40 e la seconda metà del ‘900, altri sono ancora coperti da uno strato vegetale più o meno spesso, ma l‘infrastruttura emergente necessita di una costante manutenzione. Nel corso del 2019 si è dato avvio a un programma di restauro, che ha interessato in questa fase un centinaio di metri. La canalizzazione (dim. esterne h 1,70 m, largh 1,30 m) è costruita in blocchi semilavorati di calcare e di arenaria (alcuni ricavati dai ciottoli del torrente), legati da malta, con una volta in parte ancora conservata e munita di pozzetti di ispezione, e presenta un rivestimento in malta idraulica a impermeabilizzazione dei paramenti – fino ad un‘altezza di c.ca 45 cm – e del fondo, coperto a sua volta dalle concrezioni carbonatiche depositate dall‘acqua. Il restauro è consistito nell’asportazione della patina biologica con impacchi di carbonato d’ammonio e a bisturi, nel riarcimento delle lacune dell’intonaco, pulizia e stuccatura delle connessure fra le pietre e consolidamento con silicato di etile; è stato inoltre occasione per lo scavo archeologico del riempimento del canale, che proprio per il suo lungo utilizzo purtroppo non ha però restituito elementi relativi alla sua vita ed abbandono. Un altro segmento, di quasi 100 metri di lunghezza, è attualmente oggetto di una verifica archeologica preventiva in vista di lavori di messa in sicurezza del versante roccioso che lo sovrasta: si è confermato l‘ottimo stato di conservazione della struttura al di sotto di un‘esiguo strato di terreno; è di particolare interesse il riconoscimento di un edificio del XIII secolo che vi si sovrapponeva, riutilizzandone in parte le spallette.

Aquileia (UD) – Casa Bertoli Progetto di restauro conservativo

Aquileia (UD) – Casa Bertoli Progetto di restauro conservativo

Casa Bertoli, prende il suo nome del canonico Gian Domenico Bertoli che nel Settecento vi abitò e che pubblicò a Venezia una delle prime ricerche antiquarie sull’antica città nel 1749, un libro ancor oggi fondamentale intitolato Le antichità di Aquileia profane e sacre. L’edificio risale almeno al XIII secolo, ma subì diversi rifacimenti ed abbellimenti nel corso dei secoli, quando ospitava alcuni dei canonici di Aquileia. Uno dei decani del Capitolo, Doimo Valvason, intervenne nel 1478 sulla facciata, decorandola con un motivo a scacchi bianchi e rossi e realizzando la bella finestra a crociera del salone centrale, tuttora visibile sopra la porta carraia. Altri rifacimenti furono fatti nel Seicento, soprattutto nel settore meridionale dell’edificio. Casa Bertoli fu decorata a più riprese da affreschi, in particolare nelle sale più importanti e all’ingresso dal vano scale. Nel corso del Trecento fu decorata una stanza, che oggi ospita il Centro di antichità altoadriatiche, secondo il gusto dell’epoca. Sopra un velario che copre tutte le pareti vi sono due stemmi, uno dei quali appartiene ai conti di Gorizia, che furono avvocati della chiesa di Aquileia. Nuove pitture furono aggiunte in periodi successivi, nel salone centrale della casa e all’ingresso dal vano scale. Verso la fine del Cinquecento un’aggiunta fu fatta a cura del vicario patriarcale Francesco di Prampero. Ulteriori interventi edilizi e decorativi si ebbero nella parte meridionale e nel vano scale (prima metà del XVII secolo). L’edificio fu acquisito dall’Associazione nazionale per Aquileia nel 1935 e da essa donato allo Stato italiano. Il manufatto presenta sulla facciata principale testimonianze di decorazioni ed elementi architettonici del XIV sec. ed all’interno sono presenti, in alcune stanze, pitture murali di particolare importanza e pregio. Specificatamente nella stanza cosiddetta dei “tendaggi dipinti” al piano primo, ove si trova la “Pietà”, affresco databile alla seconda metà del XIV sec, vi è la necessità di un restauro conservativo, poiché a causa dell’umidità d’infiltrazione sono presenti sollevamenti dell’intonaco dal muro e macchie scure della pellicola pittorica. Per quanto concerne la tipologia degli interventi da approntare, in primo luogo vanno rimosse le origini delle infiltrazioni e dell’umidità presente per poi poter procedere ad un intervento di restauro completo.

Bertiolo (UD) – Chiesa parrocchiale di San Martino

Bertiolo (UD) – Chiesa parrocchiale di San Martino

La cappella feriale della settecentesca chiesa di San Martino a Bertiolo (Udine), primigenia abside dell’originario edificio tardomedievale, racchiude un ciclo di affreschi inediti, messi in luce dal 2002, quando, durante alcuni saggi di pulitura sono stati rinvenuti lacerti di affreschi. Grazie a un finanziamento della Regione Friuli Venezia Giulia, a partire dal 2016, si è intrapreso un sistematico lavoro di recupero del ciclo che copre l’intera superficie della cappella per una estensione di 130 mq. Il lavoro di restauro ha permesso di mettere in luce un ciclo decorativo, datato 1535, come si legge nel cartiglio retto dal profeta Davide rinvenuto sulla parete di destra, celato da secoli sotto un tenace strato di calce. Uno scrigno prezioso in cui una laboriosa bottega di artisti friulani di cultura tardo rinascimentale, sulla scia delle novità introdotte in queste terre da pittori come Pordenone e Amalteo, ha raffigurato, in alto, figure dell’Antico e Nuovo Testamento e, nella zona inferiore, un interessante corteo dei Magi. Il progetto di restauro, eseguito sotto la sorveglianza della Soprintendenza, ha previsto una prima fase di indagini preliminari, che hanno permesso di scegliere puliture calibrate a seconda delle zone e del tipo di cromie utilizzate. Si è quindi proceduto alla messa in luce degli affreschi sia con bisturi e microfrese di precisione, sia mediante l’applicazione di impacchi e di resine a scambio ionico di tipo cationico. Con un secondo lotto di finanziamenti si provvederà alla conclusione dell’intervento, con un progetto di restauro estetico.

Cividale del Friuli (UD) – Tempietto Longobardo, Stalli del XIV sec. Intagliatori veneziani

Cividale del Friuli (UD) – Tempietto Longobardo, Stalli del XIV sec. Intagliatori veneziani

Il Tempietto Longobardo di Cividale è un piccolo sacello realizzato poco dopo la metà dell’VIII secolo, decorato con preziosi stucchi e affreschi; nel X secolo l’edificio fu donato da Berengario I al vicino convento benedettino femminile e la cappella si trasformò in oratorio. L’aula ospita un prezioso coro ligneo trecentesco che si estende dai lati dell’ingresso occidentale fino al presbiterio. Gli scranni poggiano su di una pedana lignea; l’ordine principale termina con una volta a carena, suddivisa in cassettoni stellati da cornici a dentello. I sedili anteriori sono costituiti complessivamente da sedici seggi mobili, dietro cui se ne dispongono altri diciotto, per un totale di trentaquattro posti. Gli stalli furono realizzati tra il 1371 e la fine del secolo da maestranze veneziane che hanno riutilizzato parti di un coro più antico ed eseguito la ricca decorazione intagliata e policroma, costituita da animali fantastici e un repertorio di motivi fitomorfi e geometrici, che impreziosisce gli schienali e suddivide i seggi. Il restauro, progettato e diretto dalla Soprintendenza, ha previsto la rimozione degli stalli dal Tempietto: nella vicina chiesa di San Giovanni è stato allestito un cantiere aperto al pubblico, delimitato da teloni trasparenti. Dopo le indagini preliminari, il coro è stato smontato nelle sue parti costitutive; i singoli elementi puliti e consolidati; la struttura portante rinforzata; tutto il complesso sottoposto a trattamento antitarlo. È stato inoltre progettato un agile sistema di smontaggio modulare degli stalli per le manutenzioni ed eventuali situazioni di emergenza. Le operazioni hanno permesso il ripristino dell’originaria altezza dei sedili e il recupero della raffinata policromia superstite che caratterizza i pannelli traforati e la volta a carena del coro.

Forni di Sopra (UD) – Fraz. Cella  Chiesa di San Floriano Restauro conservativo e risanamento delle murature e degli intonaci dell’abside e dell’arco trionfale – Cantiere studio

Forni di Sopra (UD) – Fraz. Cella Chiesa di San Floriano Restauro conservativo e risanamento delle murature e degli intonaci dell’abside e dell’arco trionfale – Cantiere studio

La chiesa di San Floriano, costruzione risalente al XV secolo, custodisce all’interno un ciclo di affreschi di Gianfrancesco da Tolmezzo (1450-1511) che reca la data della sua esecuzione: 1500 XVII Aprilis. L’intervento di restauro conservativo, effettuato tra dicembre 2018 e giugno 2019, grazie a un finanziamento del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (MiBACT), era finalizzato al risanamento delle murature e degli intonaci dell’abside e dell’arco trionfale preliminare al restauro degli affreschi. Dalle indagini eseguite in precedenza è emerso che il progressivo deterioramento degli affreschi è dovuto principalmente alla forte presenza nelle murature e negli intonaci di sali igroscopici (solfati, cloruri, nitrati) trasportati dall’acqua proveniente dal terreno per risalita capillare. Visto che i precedenti tentativi di risolvere il problema non hanno dato i risultati sperati si è valutata l’opportunità di testare una nuova tecnologia basata sull’inversione del potenziale elettrico in grado di ridurre la presenza di umidità nelle murature caratterizzate da forte risalita capillare mediante installazione di un dispositivo in grado di invertire la carica elettrica delle molecole d’acqua e favorendone la discesa verso il terreno. Il dispositivo utilizzato per la deumidificazione (tipo Water dry), di forma sferoidale di 30 cm circa è stato applicato sulla parete interna di controfacciata. Contestualmente sono state eseguite alcune misurazioni preliminari necessarie a valutare il contenuto d’acqua nella muratura a diverse altezze che serviranno per il confronto nei successivi controlli da effettuarsi annualmente e permettendo di valutare l’efficacia del sistema.

Gemona del Friuli (UD) – Duomo Restauro della facciata del Duomo di Gemona

Gemona del Friuli (UD) – Duomo Restauro della facciata del Duomo di Gemona

La facciata del Duomo di Santa Maria Assunta fu fabbricata fra il XII e il XV secolo, rimaneggiata nel 1823-1825 e ricostruita negli anni 1976-1984; presenta, nella sua maestosità, un apparato decorativo che include elementi scultorei antichi e rivestimenti ottocenteschi realizzati in pietra piasentina, un materiale di estrazione prealpina. L’intervento di restauro, effettuato nella primavera-estate del 2018 grazie a un finanziamento statale concesso dal MIBACT, era finalizzato a risolvere la grave situazione conservativa che si evidenziava sulle superfici lapidee con croste nere, patine biologiche, alterazioni cromatiche, erosioni, riempimenti cementizi delle lacune in fase di disgregazione, deiezioni e nidificazione di volatili. La redazione di un’accurata documentazione fotografica e grafica e l’esame diretto hanno preceduto e guidato le operazioni di restauro costituite dal preconsolidamento delle parti staccate e dal trattamento biocida; pulitura dalle patine biologiche e dalle croste nere; eliminazione dei depositi di materiali incongruenti; rimozione delle stuccature degradate; trattamento delle parti metalliche; consolidamento delle superfici; realizzazione delle nuove stuccature; ritocco pittorico; applicazione di un protettivo; messa in opera di un impianto di allontanamento dei volatili per proteggere i rosoni e la Galleria dei Magi, dove sono emersi ampi brani di policromia. Ogni operazione è stata preventivamente testata e valutata da parte della ditta esecutrice unitamente ai tecnici della Soprintendenza.

Palmanova (UD) Mura urbiche – Restauro e Consolidamento

Palmanova (UD) Mura urbiche – Restauro e Consolidamento

L’intervento consiste nel: Ripristino del periplo 1° fortificazione Porta Cividale e Loggiato Porta Cividale_Restauro della controporta di Porta Cividale_Restauro della poterna di Bastione Del Monte_Restauro dei paramenti murari della prima fortificazione nel tratto da Porta Cividale a Porta Udine_Restauro della porta Udine_Percorso di valorizzazione da porta Cividale a Porta Udine. Palmanova con la sua planimetria a stella, frutto delle ricerche rinascimentali sulla “città ideale”, e le tre cinte murarie, esemplare architettura militare, rappresenta una testimonianza unica a livello internazionale sotto il profilo storico e urbanistico. Queste sue particolarità hanno fatto si che la “fortezza” , intesa come complesso di sistema difensivo ed elementi architettonici, sia stata riconosciuta patrimonio dell’umanità. L’unicità e la complessità del luogo e i suoi aspetti storico, culturali e architettonici costituiscono un patrimonio di assoluto valore; negli ultimi anni però, dismessa la sua funzione militare e venuta meno la manutenzione, alcuni elementi sono progressivamente degradati in particolare le aree verdi, i paramenti murari e alcuni immobili inutilizzati all’interno della cinta muraria. Alla conservazione della città di Palmanova è sempre stata riservata una particolare attenzione da parte degli uffici periferici del MIBAC. Il 9 luglio 2017 la 41° Sessione dell’UNESCO ha dichiarato la città di Palmanova facente parte, unitamente a Bergamo, Peschiera sul Garda, Zara, Sebenico e Cattaro, di “The Venetian Works of Defence between XV° and XVV° centuries” patrimonio dell’umanità.

Udine – Palazzo Clabassi Laboratorio di restauro della Soprintendenza

Udine – Palazzo Clabassi Laboratorio di restauro della Soprintendenza

Il laboratorio di restauro della Soprintendenza, attivo dal 1983, si trova a Udine, presso la sede di Palazzo Clabassi; dopo il disastroso terremoto che colpì il Friuli Venezia Giulia nel 1976 e la ricostruzione post sisma è divenuto un punto di riferimento per tutti gli operatori e i tecnici attivi nella regione. Nella struttura si svolgono attività di restauro e conservazione su manufatti di proprietà pubblica e sul patrimonio culturale del territorio regionale, in particolare su dipinti e sculture lignee, antichi e contemporanei. Il laboratorio garantisce interventi urgenti, saggi preliminari e attività di supporto e consulenza su metodi, tecniche e materiali utilizzati nel restauro; grande attenzione viene dedicata anche alla climatizzazione delle opere e degli ambienti in cui vengono conservate. Attualmente sono operative quattro restauratrici in possesso dei requisiti previsti dalla normativa italiana. Nel laboratorio, prevalentemente nei mesi estivi, vengono svolte attività didattiche, tirocini formativi e attività di restauro per studenti che frequentano corsi teorici in Università e Istituti convenzionati con la Soprintendenza.

Consorzio per la salvaguardia dei castelli storici del Friuli Venezia Giulia

Il Consorzio si è presentato in Fiera con pannelli informativi di 17 castelli e torri recuperati e, in gran parte restaurati nel post-terremoto del Friuli Venezia Giulia, alcuni dei quali non ancora ultimati: il castello di Albana, la Torre di Asquino di Cividale, la Rocca Bernarda di Premariacco, il castello di Brazzacco, il castello di Caporiacco, il castello di Cergneu, il castello di Duino, il castello di Prampero, l’Abbazia fortificata di Rosazzo, il castello di Rubbia, la Torre di Sbrojavacca di Chions, il castello di Strassoldo, il castello di Susans, il castello di Valvasone, la Torre porta San Genesio di Venzone, il castello di Villalta, la Torre ottagonale di Tarvisio. Inoltre sono state presentate le soluzioni ingegneristiche antisismiche dei tecnici del Consorzio in perfetta armonia con il restauro filologico dei manufatti, l’attività di formazione svolta attraverso le Visite in Cantiere, i Seminari di Architettura e archeologia Medievale e la manifestazione “Castelli aperti”, divenuta ormai un appuntamento annuale di grande richiamo anche turistico ed il progetto previsto per il 2020-21 “Wolfger von Erla”, il Friuli alle radici della letteratura tedesca e dei parlamenti.

Ultima modifica: 27 Agosto 2020